Startup italiane lo state facendo male: cacciate i soldi (prima di riceverli)

Rieccomi con la rubrica startup italiane lo state facendo male, dopo avervi stressato sull’uso corretto della lingua inglese questa volta parleremo di budget.
Sì perchè molte startup che arrivano in UK per lanciare il proprio prodotto-servizio e tirare su un po’ di “grano” (si usa ancora questa parola in italiano? lol) pensano che basti venire a Londra, scrivere 10-15 mail ai blogger di turno, pagare un BOT per far crescere il numero di followers ed avere un po’ di sign up, mettere su un sito che più o meno possa andare bene e TAAC, fatta! Si incontra l’investor, si firma e pronti al decollo!
No ragazzi, non ci siamo. Non serve.

Se volete incontrare un investor, dovrete anche provare il vostro concetto e prodotto e quindi, anche lanciare in UK. E qui, il mercato è leggermente più avanti rispetto all’Italia quindi ecco la checklist che secondo me dovreste avere pronta all’uso immediato.

  • RIP-reach-organica@alessiacameraPotete avere dei contenuti fantastici e dipenderà sicuramente dal prodotto-servizio che avete, ma ahimè la reach organica nei social media non genera nessun engagement. Ancora di piu’ se la vostra pagina (quella UK, non state riutilizzano la pagina italiana, vero?!) parte da zero. Anche se il vostro video è fantastico e geniale, sicuramente per farvi notare avrete bisogno di avviare delle campagne a pagamento.
    Siamo nell’epoca dell’eccesso di contenuti, la nostra attenzione dura solo 8 secondi, quindi, non potete pretendere che l’engagement nasca da solo.
    Preparate un obiettivo (che non sia solo il numero di followers pleaseee), numerico, quantificabile, definite una strategia per raggiungere quell’obiettivo, analizzate il canale che puo’ essere piu’ interessante per raggiungere la vostra audience, preparate i contenuti ed inserite i dati della carta! 😛
  • Digital PR: anche il blogger che ha iniziato a scrivere l’altro giorno vi chiederà dei soldi. 
    A Londra la collaborazione c’è ma ha un unico scopo: quello di portare a casa qualcosa. La città è costosa, la competizione a mille, quindi, qualsiasi collaborazione che vi verrà proposta, avrà un fine monetario o lavorativo. Il tempo è denaro!
    Quindi unico consiglio che posso darvi, per non bruciarvi il conto in banca con agenzie di PR oppure contattando influencers è di partire dai piccoli blogger che possono essere rilevanti per il vostro settore e tentare di sviluppare una partnership a lungo termine (4-5 articoli in 2-3 mesi) così diventano una sorta di piccolo team per i vostri contenuti online! E da lì, iniziate poi a contattare quelli più grossi!
  • 86b97e1aa965684ffa731de0173ea5bcAdattate la vostra cultura di “startapparo”
    “Wow” o “Quindi, sei un imprenditore” non solo il genere di risposte che si riceve come risposta alla “Ciao, io faccio startup”. Qui è normale che quando incontrerai qualcuno, questo qualcuno ti chiederà informazioni sul tuo progetto, su come funziona, su come monetizzerai, sui tuoi investors, sul team e sul tuo background. È normale.
    Non è assolutamente normale sentirsi rispondere che “siete una piattaforma online che monetizzerete con una commissione che pagheranno gli utenti x per entrare in contatto con gli utenti Y solo quando questi Y saranno iscritti e parteciperanno alla selezione bla bla bla.” [Ovviamente parlo così per esperienza personale, giuro!]
    Oppure che oggi siete a Londra per testare il mercato ma che in realtà la piattaforma ha già 1000 utenti da tutto il mondo.
    Questa è fuffa.
  • Non organizzate eventi ma appoggiatevi a community esistenti
    Ci sono centinaia di eventi organizzati a Londra ogni mese, con specifiche community di persone che li organizzano e con un vero e proprio network. Loggatevi su meetup per avere un’idea di tutto quello che potete trovare e organizzate un evento in collaborazione con una di queste. Sicuramente vi costerà meno ed avrete più successo.
  • Raccontate la vostra idea ovunque e a chiunque!
    Se venite a Londra, la miglior strategia bootstrapping è metterci la faccia! Incontrate gente, andate a meetup, fate pitch, parlate, fate networking, ditribuite volantini, raccontate la vostra idea offline ed online. Le persone molto spesso si innamorano dei founder e non solo dell’idea in sè!

Avete qualcos’altro da aggiungere?
Grazie per aver letto questo mio nuovo articolo per la rubrica “Startup italiane lo state facendo male!” 😉

Parliamo di startup, cosa si può imparare da Londra?

La settimana scorsa sono stata in Italia e nonostante il poco tempo a disposizione, ho deciso di andare a trovare qualche amico e fare due chiacchiere, per non perdere tutti i contatti con il mondo del digitale e delle startup in Italia.
Anche se ormai vivo a Londra da più di due anni, infatti, considero comunque l’Italia il mio Paese e sono felice di vedere i progressi che stanno succedendo nel mondo digitale, meno felice di vedere le barriere che vengono costruite dalla burocrazia e dalle lobby parlamentari (esempio il caso Cocontest)
Ho anche avuto modo di fare qualche pensiero che mi piacerebbe condividere con voi, confrontando la la realtà che vivo ogni giorno e quella italiana.
(Ovviamente generalizzerò sulla base delle mie esperienze, quindi non sentitevi chiamati per forza in causa.)

Ad esempio, parliamo della velocità. Ho lavorato con alcuni progetti italiani e altri internazionali, amici creativi e startup early-stage che avevano bisogno di una consulenza con i social media, strategia e branding. Ci sono abissi enormi tra la motivazione, la velocità e la consistenza del progetto.
Qui a Londra il progetto nasce oggi, l’MVP viene avviato subito,  e ha bisogno di risultati immediati da “ieri”. In Italia, invece, il progetto viene avviato su carta, e solo quando il sito-web/app è perfetto va online. Potrebbero anche passare due anni, ma non importa.
Scusate, come non importa? La tecnologia cambia e migliora di giorno in giorno e voi volete sviluppare un progetto che sulla carta può anche funzionare senza sottoporlo ai vostri potenziali clienti da subito? Pensiamoci.
Credo inoltre che l’avvio effettivo sia importante per capire la consistenza del progetto ed evolverlo.
E penso sia facile evolverlo sulla carta.

competenze-job-startup-londra-italiaAltra cosa, le competenze. Qui a Londra il mercato richiede competenze specifiche. Fare customer acquisition è diverso dal fatto di essere uno strategist, un SEO specialist, un social media content planner oppure un PR.  In Italia non solo impariamo che circa, più, o meno è sempre la stessa minestra, ma anche che non servono competenze specifiche. Tutti parlano tranquillamente di principi e valori di comunicazione. Ossia?
E’ come andare al supermercato e dire che hai fatto la spesa. Sì, ok, ma cosa hai comprato?
Sommiamo la mancanza di focus alla lentezza delle startup in Italia e la cosa diventa difficile da gestire.

Infine la motivazione. Si, perche’ non penso basti essere convinti di lavorare su un progetto grandioso “che non possiamo dire a nessuno altrimenti ci rubano l’idea“. Chi sono i nostri utenti? Che problema/necessità volete colmare con il vostro prodotto/servizio?
Il network è fondamentale, così come la condivisione delle proprie idee con altre persone. (Il mio amico Jacopo in questo post esprime molto bene il concetto).
Scusa, cosa stai dicendo? Che il network che abbiamo qui a Londra con le startup non c’è in Italia? Createlo. Gli strumenti sono a disposizione di tutti, impariamo ad usarli per essere competitivi e vincenti.

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