Cara ministra Lorenzin, ecco perché il fertility day ci fa incazzare

Cara ministra Lorenzin,
ho deciso di scrivere questa lettera per farle capire quali possono essere i motivi per cui la campagna Fertility Day non è stata molto apprezzata dalle donne italiane. Anche da molti uomini, per fortuna.
Non abbiamo bisogno di una campagna che ci faccia pensare a quanto sia bello avere figli, ma abbiamo bisogno di una serie di paradigmi e strumenti che facilitino noi donne a prendere decisioni che cambiano la vita. Perché io non ho figli, ma vedo che la vita dei miei amici neo-genitori non è la stessa di prima, giustamente.
Ecco quindi perché, anche se il suo staff ha usato la campagna per creare informazioni sulla prevenzione e sulla fertilità, molte di noi avrebbero apprezzato interventi pratici e lo stanziamento di budget da utilizzare in politiche apposite, piuttosto che eventi di informazione nelle maggiori città italiane ed un piano teorico. Anche perché, tutte ormai sappiamo che l’orologio biologico non esiste, ma è stato inventato da un giornalista americano negli anni ’70
Mi sento quindi nella posizione di suggerirle alcuni punti su cui potreste lavorare per raggiungere in modo più efficace gli obiettivi da voi comunicati.

1) La carriera ed i contratti lavorativi delle donne. Se è vero che siamo considerate emancipate rispetto agli anni ’50 (e basta guardare questa serie su Raitre per farsi un’idea di quello che succedeva prima) non succede fertility-day-politiche-no-propaganda-lorenzinaltrettanto nella pratica. Quando mi sono laureata, a 25 anni con 110 e lode, al mio primo colloquio di lavoro mi hanno chiesto se avevo intenzione di mettere su famiglia. Ovviamente non mi passava nemmeno per l’anticamera del cervello dopo 5 anni di università e più di 70 esami. Volevo lavorare. Ma anche se il pensiero di altre mie coetanee fosse diverso dal mio, sei costretta a mentire per avere un lavoro. Altrimenti non sei nemmeno considerata. Ottieni il primo contratto. Lavori, impari, sgomiti.
Puoi essere bravissima, intelligentissima ed essere disponibile a lavorare “n” ore ma sai dentro di te che un uomo avrà sempre la precedenza. Prenderà uno stipendio più alto, avrà maggiore accesso a promozioni e avanzamenti di carriera. Appunto perché “ci sono i figli”. Perché quando arrivi a 30 anni fai paura, perché “puoi entrare nell’età in cui vorresti dei figli”.
(E non lo dico solo io. Ma anche McKinsey.)
Se sei fortunata ad avere un contratto indeterminato, puoi scegliere, anche se sai dentro di te di rischiare il “congelamento”, perché farai fatica a cambiare. Sai bene inoltre, che essendo tu quella con lo stipendio più basso, il padre sarà quello costretto ad andare a lavorare. E sai bene che se non vuoi pesare troppo sui nonni, il tuo stipendio sarà quasi tutto pro asilo, baby sitter e centri estivi.
Se invece, sei precaria, sai che nulla sarà come prima. Ed il reinserimento nel mondo lavorativo sarà ancora più difficile.
Facciamo qualcosa per evitare il ripetersi di queste situazioni, dal momento che ci sono studi che dimostrano che la diversità di genere nelle aziende porta solo a benefici concreti per tutti?
Facciamo qualcosa per tentare di assomigliare a quei bei Paesi nordici dove si vedono i padri felici che portano all’asilo i loro tre figli sorridendo e non chiamano disperatamente le madri alla prima difficoltà perché non riescono a passare 30 minuti al giorno con i loro figli?
Ad esempio con delle politiche di detrazione fiscale per pannolini, asili e passeggini. Ma non è il mio settore di competenza, ovviamente lascio a lei l’onere.

2) Il lavoro come freelance. Per fortuna, grazie alla tecnologia, possiamo lavorare in remoto, ed essendo donne con pargoli al seguito mi sembra una fantastica opportunità.
Anche qui la situazione non è delle migliori: tasse altissime per quelle povere che decidono di mettersi in proprio (oltre ai vari problemi intrinseci del settore, come i pagamenti infiniti ecc..), mancanza di corsi professionali se non quelli del fondo sociale europeo o privati (che se ci servono per competere a livello internazionale non servono praticamente a nulla) e totale assenza di politiche a sostegno di donne che dopo aver pensato alla prole decidono di re-inserirsi nel mercato lavorativo magari decidendo di diventare sviluppatrici web, UX designer o simili.
Immagino che questi discorsi siano fantascienza per l’Italia, ma vivendo nel Regno Unito so che è possibile usare fondi, creare corsi e gruppi che aiutino le donne a cambiare percorso e carriera dopo un figlio, aiutandole ad entrare in nuovi settori, come ad esempio quello tech, visto che tutto il mondo cerca sviluppatori e quello della carenza di donne nell’industria tech è un altro dei grandi punti di domanda di oggi.
Facciamo qualcosa per aiutare le donne che vogliono re-inserirsi nel mondo del lavoro con corsi, programmi, detrazioni, aiutandole a creare delle competenze in linea con quelle del mercato del lavoro odierno e futuro?

3) La mancanza di sicurezza verso il futuro. I miei genitori ed i loro coetanei hanno lavorato 40 lorenzin-fertility-day-settembreanni nella stessa azienda, sono riusciti ad acquistare una casa (a volte anche più di una) ed alla mia età erano felici, convinti che nulla sarebbe mai cambiato.
Io alla stessa età ho cambiato 6 aziende, 2 orientamenti professionali, 3 Paesi e potenzialmente non so che cosa farò o dove sarò il prossimo anno. Mi considero ovviamente un estremo, ma immagino  di non essere l’unica. E li vedo i ragazzi, più giovani di me, su un volo diretto all’estero alla ricerca di qualcosa che nemmeno loro hanno idea cosa sia, ma sanno che all’estero il loro lavoro, la loro iniziativa e la loro fatica verranno ripagate in esperienza e stipendio adeguati.
Credo che i ragazzi che rimangono in Italia non abbiano nemmeno questa speranza.
Facciamo qualcosa per sostenere il futuro di noi giovani con un piano a lungo termine che ci permetta di costruircelo? Perché sappiamo tutti che il Jobs act ed i precedenti non hanno avuto grandi risultati. 

4) Invece delle tavole rotonde, perché non promuovere incontri territoriali di informazioni e programmi nelle scuole? Da professionista nella comunicazione, mi sento di dirle che le cartoline, la campagna di comunicazione (per non parlare del Piano Nazionale per la fertilità) non sono in linea con le esigenze e le motivazioni del target di riferimento.  Se lo scopo della campagna di comunicazione era quella di creare informazione sulla fertilità per donne dai 20 ai 30 anni (anche se sembra che lo scopo della campagna fosse più quello di spingere le donne a procreare), perché non utilizzare i consultori ed i centri donna, sparsi in tutto il territorio nazionale, piuttosto che fare eventi a grande impatto mediatico con tavole rotonde nelle maggiori città italiane ed utilizzare cartoline con contenuti poco veritieri? Così si crea propaganda, e sicuramente non si raggiungono gli obiettivi.
La generalizzazione del target che includeva infatti anche donne impossibilitate ad avere figli, informazioni poco chiare e veritiere, un messaggio generico, contenuti poco di qualità ed immagini finte hanno decretato il fallimento di questa campagna di comunicazione.
Se veramente lo scopo era creare informazione sulla fertilità per un determinato target di persone, perché non fare una serie di indagini, di questionari per capire le necessità, motivazioni e opinioni e poi investire il budget in video ed informazioni ad hoc, visto che tutt’oggi nelle scuole c’è una carenza di informazioni ed educazione in merito?
(Che poi spero proprio che il gioco dell’estate fosse rivolto ai ragazzini nelle scuole, se volete imparare guardatevi la campagna danese!)

Web Marketing Festival 2016: il punto di vista di uno speaker

Quest’anno ho avuto la fortuna di essere parte degli speaker del Web Marketing Festival, un festival molto interessante sul web marketing in Italia a Rimini, ed il mio primo da speaker di Growth Hacking in Italia di dimensioni così grandi: circa 4000 visitatori in totale.
Devo dirvelo: tanta emozione, tanta soddisfazione ed un bel pubblico.
Un’esperienza che permette di capire in un paio di giorni quali siano gli aspetti più critici di chi si occupa di marketing online in Italia e che ovviamente non dà l’idea solo della domanda ma anche dell’offerta.
Vista la piccola polemica che si è creata subito dopo il festival (marchetta sì, no, speaker senza alcun rimorso spese giusto, no) mi piacerebbe farvi riflettere su alcuni aspetti.

Il Festival 

Un bel festival, bella location e con un sacco di cose da fare e speech interessanti. L’organizzazione può essere sicuramente migliorata e non lo dico da semplice fruitrice, ma anche da organizzatrice di eventi come Secret Sauce ma ovviamente il mio feedback è positivo.
Era, infatti, un peccato che alcune stanze fossero off-limits per motivi di spazio. Ma non solo per il pubblico, anche per noi speaker. Mi sono trovata stipata sul palco, senza un microfono senza fili e il telecomando per le slide che mi avrebbe permesso di coinvolgere direttamente l’audience, passeggiando nella stanza e facendo domande dirette. Non mi piacciono i palchi, ma non ho visto altre soluzioni in quei pochi minuti che mi separavano dall’inizio del mio speech, a parte prendere confidenza con un mini-palchetto dove mi si vedeva appena. Ed, ovviamente l’emozione ha fatto da padrona, anche perché ero molto preoccupata per il mio italiano 😛web-marketing-festival-2016
Nella stessa stanza non ero potuta entrare all’inizio della prima talk per provare appunto microfono, non sapevo nemmeno come si chiamava la moderatrice che non aveva fatto nulla per aiutarmi o per capire le mie perplessità (come invece mi succede quando mi trovo dall’altra parte).
Ho potuto notare poi, come invece altri spazi come l’anfiteatro fossero mezzi vuoti, perché ovviamente enormi, o come fossero più forniti con appunto microfono senza fili e puntatore.
Si tratta di necessità così basiche per gli speaker di un festival che sinceramente non mi ero nemmeno preoccupata di controllare, ma anche qui si impara, saranno informazioni che chiederò sicuramente, prima del mio prossimo talk!

Gli speaker

Anche se cresciuto notevolmente, il web marketing rappresenta comunque un settore di nicchia in Italia, dove i professionisti-consulenti si conoscono tutti alimentando gelosie, un pochino di arroganza e diffidenza, nel vero senso italiano. Arrivando da Londra, ed avendo gran poco a che fare con il mondo italiano, posso notare come le competenze ed gli obiettivi di lungo termine siano quelli che fanno la differenza, e la “marchetta” se anche c’è, ha vita breve. La bravura e le competenze dovrebbero essere essenziali, ma a volte la volontà di “vendersi” e di “farsi vedere” oscura tutto.
E ciò succede ovunque, non solo in Italia.
Lo scopo di questi eventi dovrebbe essere “l’apprendimento” ma non solo per l’audience, anche per gli speaker. Ieri sera parlavo con una signora di 65 anni che 10 anni fa ha imparato come fare rendering 3D per il suo studio di progettazione e design. Tanti progetti li ha seguiti gratuitamente all’inizio, perché sapeva di dover farsi esperienza, e lavorare gratuitamente in un vero e proprio scambio di competenze iniziale è quello che ti permette di crescere, evolvere e specializzarti.
Con questo approccio dovrebbero arrivare sul palco anche gli speaker di un festival che non ricevono nemmeno un rimborso spese, con un senso di condivisione e di scambio reciproco.
Con umiltà e passione.

Quello che facciamo quando organizziamo Secret Sauce è la ricerca della qualità, tentando di coinvolgere speaker che conosciamo direttamente, sicuri delle esperienze che vengono portate all’evento. Le competenze così  come la passione, l’entusiasmo e l’esperienza sono caratteristiche essenziali per avere uno speaker di qualità.
La marketta non dovrebbe essere alla base di questi eventi e sta all’organizzazione tentare di abbassare quanto più possibile queste possibilità, a scapito della reputazione dell’evento stesso.
Ciò non significa “iniziare a pagare gli speaker per aumentare la qualità” ma migliorare l’organizzazione il più possibile per mantenere alta l’asticella di questo evento e le aspettative del pubblico e far sì che non si perda il focus per allargare l’interesse di quanti vengono a Rimini per imparare “tutto”.  E magari tornare a casa con una gran confusione, invece che con pochi concetti ma chiari.

L’esperienza
work-placement-esperienceNon sto puntando il dito contro nessuno, non è una polemica fine a se stessa, ma una critica costruttiva perché credo che in Italia abbiamo sempre più bisogno di eventi così, dove i professionisti possono condividere le loro strategie e consigli a chi voglia saperne di più, e quindi avere a che fare con un pubblico anche molto eterogeneo (ancora più difficile come aspettative).
Quando torno in patria sono molto felice di condividere le mie esperienze con un pubblico anche molto distante da quello a cui sono abituata, mi piace rischiare ma rendere facilmente comprensibile e applicabile il nostro concetto di online marketing.
Quello che non mi piace di quando mi trovo in Italia è che è molto semplice puntare il dito, scrivere un post su Facebook dove si scaricano le responsabilità o si punta il dito verso qualcun altro.
Ma, non è così che si costruisce un progetto! Solo con un processo, un team, e degli obiettivi si riesce a capire dove si vuole arrivare e come si può migliorare, attraverso nuovi piani e strategie.
Ed il progetto c’è, abbiamo un sacco di potenzialità, una creatività pazzesca e se facessimo un pochino di sistema invece di guardare al nostro collega con l’occhio critico, potremmo alzare l’asticella tutti insieme.
Io mi auguro che ognuno di noi con umiltà e perseveranza capisca che possiamo sviluppare un sistema che funziona, che dove finiscono le competenze di qualcuno iniziano quelle di qualcun altro e che non ha senso puntare il dito, ma invece creare collaborazioni e occasioni di apprendimento continuo per tutti. Sarebbe sicuramente tempo meglio speso ❤

Un abbraccione.

Web Marketing Festival 2016 in Italy: what did I learn being a speaker?

After 3.5 years away from Italy, it’s always nice to be back, attending events and meeting people not only working in online marketing. Even if in the past I’ve worked with Italian companies, in the last three years I mainly focused on international projects, that’s why I thought it was time to give it back to the community my passion was born.

My giving-back time has started with a speech at the Web Marketing Festival where I talked about Growth Hacking, having the chance to meet with a lot of people working and interested in marketing.

I was nervous, it was ages I wasn’t having a speech in Italian and wasn’t really sure how people will react. And the organisation of the festival asked me to make my presentation a bit more generic just one week before as it was too specific on tools and tactics. That’s how I am, I thought. But, I agreed to change it.
I tried to enter the room before the first speech. Failed. The room was full.
So, I ended up just waiting for my turn and grabbing some words from the previous speaker.
Green light, it’s my turn. The room was packed, I had a look at my presentation, it was working.
There wasn’t a wifi mic, I had just to stand in front of it on the stage, in front of a computer covering half of my face, I couldn’t move. Panic. The moderator wasn’t doing anything to help.
What should I do? You-just-need-to-breath-and-talk.

learning-motivational-quotesAnd that’s what I did. I didn’t care about the fact people couldn’t really see me. Or the fact that I added too many English words. I just pushed the accelerator and go. I know, sometimes I turned too hard or I asked a silly question and I should have nourished the conversation. You always learn. But if you’re not stepping ahead from your confort zone, you’ll never understand how much you need to steer.
It was fun, got an amazing turnout, a lot of great questions and people met.
But now, it’s time to think. It’s important looking back and understand what I did learn attending the Web Marketing Festival. What can I do to improve myself?

  • Hook the audience & tell your story. I know it’s hard. In my case, extremely hard, as I was feeling completely disconnected with that audience, I didn’t now what they were interested in. But I should have told my personal story, full of memories and hopes.
  • Ask as many questions as you can
    You need to gather information about your audience before starting your speech, so you’re sure you understand their expectations. If you can’t just ask them a lot of information before, for example questions or fun facts. Coming from a country were people don’t really want to know about your story, especially when you talk to small and super specific events, I haven’t thought it was that important. But now, I know it. Especially when you’re in a big festival.
  • Share as many examples as you can
    Practical approaches always win, so better starting with one or two business cases, and then wrapping up to one-two definitions. In my case was a bit too difficult as there aren’t many examples of Growth Hacking strategies apart from social media or online platforms, but probably I’ll add more examples in my next talk. 

    When you learn you always win, you just need to be patient and keep going!

Un’estate al mareee.. (a lavorare)

L’estate 2016 si presenta densa di novità, perché, cari amici tornerò in Italia per un po’ di tempo ed un paio di collaborazioni.
Dopo infatti aver iniziato a collaborare con Wired Italia (trovate il mio primo articolo qui),  ed avere tenuto un workshop per gli artigiani per il mondo digitale la settimana scorsa a Vicenza, parteciperò infatti al Web Marketing Festival a Rimini con un intervento sui Social media e il Growth Hacking come tecnica per sviluppare il business online e farò un po’ di mentoring qua e là.
E sono molto felice di riprendere i contatti con la realtà italiana!

Molti di voi si chiederanno: ma come, sei matta a rientrare in Italia?
Beh, non rientro ancora in modo definitivo, ma credo sia arrivato il momento di condividere le mie esperienze con il mio pubblico. Che, ovviamente, non è solo quello inglese o internazionale.
Ad un certo punto della carriera di un imprenditore o di un professionista, si sente la necessità di condividere i propri consigli ed esperienze con la community di cui ci si sente parte, ed anche se con Secret Sauce Conference lo facciamo con eventi e workshop, devo dire che non mi basta, visto che mi sento anche parte dell’ecosistema italiano, nel quale ho avuto i primi consigli e le prime esperienze di online marketing.

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Ci sono un sacco di persone che vorrei ringraziare per avermi aiutato a partire ed a capire che l’online marketing era la mia strada, le stesse che hanno aiutato a rispondere ai moltissimi dubbi o quelle che semplicemente mi hanno dato una “pacca sulla spalla”, incoraggiandomi quando non sapevo cosa fare.
Sicuramente ci ho messo anche del mio, esperienza che mi consente oggi di poter lavorare come freelance con un paio startup per alcuni progetti.
Credo ci siano moltissimi professionisti e startup che anche in Italia hanno bisogno di mentoring, consigli e forse anche un po’ di coaching (non preoccupatevi, non è una brutta parola!).
Dopo essere stata al Wired Next Fest ed aver parlato con un po’ di persone, mi sono resa conto di come in Italia tutti parlino di startup ma nessuno abbia veramente idea di come sviluppare il progetto, una volta inquadrato. E credo che le capacità non manchino. Allora, cosa ci ferma? La paura di sbagliare, una mancata visione delle competenze necessarie allo sviluppo del progetto, oppure la mancanza di network?
Vedremo cosa scoprirò!

Sono molto felice di avere il tempo e la possibilità di incontrarvi quest’estate, un po’ di qua e di là. Scrivetemi, ci facciamo uno spritz! Vi lascio con questo video che mi ha messo il mare mood. 😉

ps: Fatemi un fischio se venite al Web Marketing Festival, io sono quella che usa le parole difficili nel titolo 🙂

 

Electronic Superhighway: how has the internet changed art?

This is Not Art [QuestaNonÈArte]

Hi everyone! Last month has been extremely busy: we’ve moved South of the River, and we’re working to make our This is Not Art magazine better and bigger (more news are coming ;-)!
So I just found the time to update you about the last amazing exhibition I’ve been: Electronic SuperHighway

Olaf-Breuning-Text-Butt-Eectronic-Superhighway Olaf Breuning, Text Butt

At the Whitechapel Gallery, an amazing venue in East London just a few steps from Shoreditch, Electronic Superhighway is trying to give ideas about how the computers and technology have changed not only the society where we live, but the art world too. That’s why I couldn’t miss it. I really think they did a great job, highlighting 70 artists who’ve been experimenting with technology, from the ’60s.

Douglas-Coupland-Electronic-Superhighway Douglas Coupland, Deep Face

I was impressed by the work by  Olaf Breuning called Text Butt, giving the idea of how much information we’re exposed nowadays and…

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“Ci spostiamo a Sud del fiume.” “Cosa?!!!”

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Da circa un mese ci siamo spostati a  Sud del Tamigi. Dovete sapere che per noi “Londoners”, stare a Sud o a Nord del fiume é molto importante, non perché ci sia una vera e propria categoria, “chi sta a Nord” vs. “chi sta a Sud” ma essenzialmente perché se per tutti é chiaro dove trovare Shoreditch o Oxford Circus, nessuno sa benissimo cosa ci sia a Sud del fiume.
Ma quindi dove andate? Come mai vi spostate? Sono le domande più frequenti.

alessia-camera-londonHo vissuto tre anni a Nord (del fiume) e credo di non essere più la persona che in punta di piedi é arrivata a Londra per imparare l’arte del social media marketing.
Da Camden Town, a Kentish Town e Caledonian Road, ho poi virato a East London, che é stata la mia casa per quasi due anni.
Ho lavorato in social media marketing e community management in startup e multinazionali, e sono stata chiamata a fare la speaker per meetup e conferenze.
Ho partecipato a circa 100 meetup ed eventi di networking, ho lavorato in 5 aziende diverse, ho cambiato 4 case, ho collaborato a otto progetti “nel mio tempo libero” e ho dato nuova vita a Questanonearte.
alessia-camera-geek-life-tech-startups-londonNon accontentandomi solo di social media marketing ho messo le mani in pasta in altri strumenti di online marketing, imparando che “é necessario cacciare i soldi” per acquisire i clienti ma anche che “avere un prodotto che funziona” é più importante di qualsiasi budget o strategia online per accontentare i propri clienti.
Ho imparato che il social media marketing non basta, ma vince l’integrazione con altre strategie assieme ad una pianificazione di progetto.
Ho imparato che la tecnologia ci fa andare avanti ma che la tradizione non deve essere dimenticata.
Ed ora é arrivato il momento di guardare indietro e di fare un ennesimo salto in avanti.

Ci spostiamo perché non sono venuta a Londra per rimanere nello stesso posto (stavo in Italia a quel punto e mi era anche molto più facile).
Ci spostiamo per esplorare, per conoscere posti nuovi e incontrare persone che potenzialmente possono insegnarmi qualcosa di nuovo.
Ci spostiamo perché non siamo piante e se qualcosa non ci soddisfa dovremmo sempre essere pronti a cambiare, spostando le radici verso terreni più idonei a darci nutrimento e cambiando le foglie a seconda delle stagioni e della temperatura.
Ci spostiamo perché voglio arricchirmi di esperienze diverse, delle quali non sono mai sazia.
Ci spostiamo perché il cambiamento é difficile, ma fortifica e ti mette sempre più in relazione con te stesso.

toolbox-unicornIl cambiamento non ci deve spaventare, dobbiamo solo progettare correttamente il salto ed avere una cassetta con almeno gli attrezzi base o sapere come costruircela.

E voi, cosa pensate del cambiamento?

Come far coincidere lavoro & passione?

Ciao a tutti e buon 2016!
Quanti di voi si sono posti come proposito nel 2016 “fai della tua passione il tuo lavoro?
Immagino in tanti. E io ve lo auguro 😉

E visto che ci sono passata e da qualche tempo faccio un lavoro che adoro, frenetico, che mi fa superare le dieci ore giornaliere ma che non mi pesano, mi sento di condividere alcune idee, che mi hanno fatto molto riflettere e crescere.

  1. Non perdete mai di vista l’obiettivo

obiettivo-raggiunto-quote-frasi-di-vitaAnche se sembra impossibile, può succedere. E i motivi possono essere molteplici: incontrate delle persone che vi possono influenzare, vi innamorate di un progetto non vostro, perdete fiducia in voi stessi.
E’ importante rimanere focalizzati sul vostro progetto, anche se a volte, fare dell’altro può aiutarvi ad allargare i vostri orizzonti. Quindi, non tutto è negativo, ma l’importante è non perdersi.
Potete sempre seguire delle strade secondarie, e vedere dei bellissimi paesaggi ma non dimenticatevi qual è la vostra destinazione.

 2.    Il lavoro non è solo passione

E’ fantastico essere appassionati del proprio lavoro. Ma non dimenticatevi che lavorare comprende degli obblighi diversi rispetto a quello che facciamo solo per passione. Ad esempio, chi lavorerebbe gratis?
Non dimentichiamoci che lavoriamo per ottenere una controparte monetaria, quindi nel momento in cui la nostra attività non produce quei “soldoni” che ci servono per vivere vuol dire che lo stiamo facendo male. Attenzione, non significa che non siamo abbastanza bravi, ma magari non siamo così bravi come dovremmo a gestire le entrare, le uscite o la promozione. Essere soddisfatti del nostro lavoro non ci fa pagare i conti, purtroppo.

3.     Imparate ogni giorno qualcosa di nuovo

Sembra facile, ma non lo e’, fidatevi. Dopo una settimana in cui avete fatto mille cose, parlato con mille persone bisogna anche mettere in conto che il weekend diventa l’unico momento in cui ‘potete usare quel tool’ oppure finalizzare quel piano rimasto solo abbozzato. Ovviamente, non sto dicendo che lavorare nei weekend debba diventare la norma, serve sempre un equilibrio, ma se siete appassionati di quello che fate, sono sicura non vi peserà.
Imparare ogni giorno qualcosa di nuovo vi permette di essere sempre sul pezzo e di non chiudervi la  mente, pensando solo all’obiettivo che volete raggiungere.
Vi ricordate quando la Bestia ha imparato le buone maniere e l’amore, anche se non era nella sua natura? Ecco, prendete spunto!200-6

 

Allora, siete pronti a mettere nero su bianco le vostre idee?
Credo che il business plan sia essenziale per questo scopo.

Ma magari ne parliamo la prossima volta, buona settimana! 😉

 

What did I do this year? Ready for my digital detox

We’re interconnected. We’re FOMO sufferers. We feel guilty that we’re constantly plugged in.
Alright, when I think I’m not sharing enough stuff on either Twitter or the social media in general, it means I need to step out of the hustle and enter a digital detox rehab retreat.
So, I’m almost ready to leave London and switch off for a bit. 😀

But before leaving, the question is: what did I do this year? Did I work enough? I’m never satisfied and I always think I could have done more. So, this is a great collection of stuff I’ve done and I have to be proud of! Maybe you can be inspired for your new year’s resolutions! 😉

  • Projects need to evolve
    I think we always need to learn & grow, and our projects are just following us. This year we’ve expanded This is Not Art to make the network bigger, involving new people, artists and stories. It has meant step out from a comfort zone we’ve been living during the last 3 years. But it wouldn’t have made any sense keeping it. Now we’re looking for people helping us creating content from all around Europe.

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  • I joined a seed-stage startup where things are continually changing
    After two years working at PlayStation, I decided to join Rentecarlo, where things are different, everyday. Goals are set weekly, new ideas just take 1 day to be implemented and if you really want to learn, you can, even if it’s the hard way. Meaning you’re doing a lot of mistakes. And you’re working hard. But I’m having a lot of fun.
  • excited-techies-secret-sauce-conference
  • Be open minded and don’t be scared of sharing your ideas with people
    You need to be a bit lucky and be open to new ideas, tools and experiences. You need also to know you can’t know everything.
    I’ve worked with a bunch of incredible people to create Secret Sauce conference and I’ve learned a lot from the team, from the speakers and myself too.  It’s been un unforgettable experience working with the awesome Vincent, Silvia, Jordan, Gioia, Eva and I hope it won’t be the only one.
  • Collaboration is key, everywhere, every time and interviews are a very important step of establishing one. This year I’ve been interviewed by: 
    Italian Kingdom, an online magazine telling stories of Italians living abroad
    Unco Mag, an online magazine telling stories of people achieving their dreams
    MarketingArena, a very cool digital marketing agency in Italy

Now I’m ready for my digital detox. See you soon! ❤

Step out from your comfort zone!

**{Italian version at the end}**

Such a busy time people! But today I’m happy to invite you to step out from your comfort zone.
What’s your comfort zone? I was watching this amazing video by TEDxVicenza where Steve Haley was explaining the same thing. So, I’m not going to explain you, watch him! 😀

So, I hope you watched it ’cause it’s a great one. Step out from your comfort zone means pushing your limits, make mistakes and do everyday something that scares you.
step-out-from-your-confort-zone-london-startup-motivationIf you’re not stepping out your comfort zone, you’re not learning and you’re not growing.
In the last months I’ve been pushing my limits a lot: take on new side projects, a new job (I’m full time with Rentecarlo now, the UK marketplace to rent cars from owners living nearby), planning a crowdfunding campaign, organise an amazing tech conference for early-stage startups and I’ve been speaking to Social Media Strategy Meetups
Sorry, what are you saying? Where do I find the time? I told you I’ve been busy, lol

I’ve been extremely busy but also really satisfied, ’cause I think I’ve learnt more in the last 3 months than in the last year. Stepping out from my comfort zone has allowed me to learn a lot and I’m happy to share this learning with you.

1) Create conversations and collaborations
. Power to people, I think I’ll never stop saying that. And I’m not only talking about the online world, talking with people and sharing ideas is extremely important not only if you want to learn but also understand what you like doing.
2) Say YES. 
Don’t be scared. You’re scared of falling ’cause now you’re feeling really comfortable in your confort zone. Find people who can help you, and never say no. Do one step after the other one, but learn to take risks.
3) Find your energy booster
For sure you have it, somewhere. Find what makes you happy and do it. You won’t believe how much positive and energetic you’ll start to be!

Is there something else you’d like to add? Tell me in the comments, always keen to listen to other points of view!

***

Un periodo super busy! Ma oggi vi vorrei invitare ad uscire dalla vostra confort zone.
Che cosa significa confort zone? Stavo guardando il video di Steve Haley al TEDxVicenza e visto che anche lui esprime esattamente lo stesso significato, vi invito a vederlo:

Spero l’abbiate guardato, comunque, per riassumere uscire dalla comfort zone significa spingersi oltre i propri limiti, commettere errori e fare ogni giorno qualcosa che incute timore, della quale non sei sicuro. Purtroppo (o per fortuna) è vero e rappresenta uno dei pochi modi per imparare e crescere. Ve lo dico sulla mia pelle: negli ultimi mesi ho spinto sull’acceleratore: nuovi side project, un nuovo lavoro (sono full time con Rentecarlo ora, l’online marketplace per affittare l’auto direttamente dai proprietari, una sorta di Airbnb per le automobili), sto pianificando una campagna di crowdfunding, organizzando una tech conference per startup early-stage e sono stata speaker a meetup di social media marketing.
Al di là  di tutto quello che sto facendo, ho imparato tantissimo grazie al fatto di essere coinvolta in tanti progetti, vedere nuove cose e conoscere un sacco di persone. Credo di avere imparato di più negli ultimi tre mesi che nell’ultimo anno.

Ecco perchè vi invito a seguire questi consigli e ad uscire dalla vostra comfort zone, sono sicura ne varrà la pena!

1) Create conversazioni e collaborazioni. Potere alle persone, e credo non smetterò mai di ripeterlo. E non sto parlando solo dell’online, ma del fatto che parlare con le persone e condividere progetti ed idee sia estremamente importante non solo per imparare ma anche per capire che cosa vi piace fare.
2) Dite di SI. 
Non abbiate paura. Se avete paura di cadere è solo perché vi sentite comodi nella vostra comfort zone. Trovate alleati, persone che vi possono aiutare e non dite mai di NO. Fate un passo alla volta, ma imparare a rischiare.
3) Trovate il vostro amplificatore di energia
Sicuramente acne voi avete il vostro energy booster, da qualche parte. Trovate e iniziate a fare qualcosa che vi rende felici. Non crederete alla positività ed energia che avrete in cambio!

C’é qualcosa che vi piacerebbe aggiungere? O curiosità? Usate i commenti e condividete le vostre idee!

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