Best No-bullshit Startup Events in London – November 2016

Welcome November! Well, still a few days before kicking off, but not in my mind. I like to plan things ahead!
Something I haven’t included in my previous month list: this week you cannot miss the Harambe live talk by Vincent Dignan at We Work! It’s going to be hilarious as ever. And I know what I’m talking about as we worked together last year, building Secret Sauce Conference. So, if you want to know how to make your idea going viral, you need to go not only to learn but to have a lot of fun, too. Promised!

Here the monthly roundup of the best no-bullshit startup events you can’t miss this month in London!

Thu 1 November: Building a rich & helpful customer persona at Calthorpe Project [free] to learn about online and offline research methods and find out about your future customers.

Wed 2 November: SVC2UK – Masterclasses at Google Campus [free] to hear from a line-up of inspirational speakers from Silicon Valley addressing topics taking over the world of technology

Thu 10 November: Fireside w/ Alex Depledge, founder@Hassle.com at Runway East [£5.80] to learn everything about her journey of building Hassle.com and the future of the sharing economy

Mon 14 November: The Five Stages of Business Growth – Part 1: Idea to Reality at Google Campus [free] to learn on how taking the first steps while building your business. Unfortunately, this is sold out but maybe you can try to squeeze in? 🙂

Wed 16 November: Seedrs entrepreneur lunch & learn: crowdfunding campaign video workshop at Seedrs HQ [free] to learn how to create a clear and concise video for your crowdfunding campaign

Thu 24 November: London.AI meetup, one of the best meetups about AI in London. But be careful, you have to send an application to be able to attend it!

I think for this November that’s it..you know, November is the worst month of the year, everyone’s thinking of spending evenings on the sofa with a blanket, no surprises there’s not much around 🙂
But..as usual, if you’re going to one of those hit me up!

best-no-bullshit-startups-events-november2016

Perchè dovremmo fregarcene del numero di followers sui social

Ciao a tutti, amici! Oggi vi voglio parlare di un argomento che ho molto a cuore e che so che a qualcuno farà forse sorridere o venire mal di stomaco. Ancora una volta parleremo dei social media, ma stavolta non vi spiegherò come usare Instagram come l’ultima volta.

Molti di voi infatti mi chiedono “quanti dovrebbero essere i follower di una pagina Facebook e di un profilo Instagram” e come al solito non c’è una risposta uguale per tutti. Ma perchè preoccuparci così tanto dei followers, tanto da pensare di comprarli? E chi sono i famosi influencers, da dove arrivano e chi li ha inventati?

ps: Se avete altre domande fatemele sapere, così le considero per un prossimo approfondimento!

tutta-la-verita-su-followers-e-influencers-alessiacamera

Da dove arrivano gli influencers?

Sono sempre esistiti, hanno semplicemente cambiato canale. Oggi come un tempo vengono considerati influencers tutte quelle persone in grado di influenzare le scelte degli altri, grazie ad una determinata personalità oppure all’appartenenza a determinati gruppi o community.  
Vi ricordate della Smemoranda? Quando ero alle superiori, tutti avevano il diario Smemoranda, e mi ricordo che, anche se tutti ce l’avevano, il trend era iniziato molto prima, nella maggior parte dei casi iniziato da una persona particolarmente influente nella classe che aveva iniziato ad utilizzarla. E che poi ha influenzato tutti gli altri.
Si tratta di un concetto insito nella natura umana, ossia quello dell’emulazione, siamo bravissimi a copiare gli altri, soprattutto quando ‘questi altri’ hanno un determinato significato simbolico che vorremmo fare nostro. A Porthcawl, una sperduta cittadina a Sud Ovest del Regno Unito c’è ogni anno a ottobre un festival che si chiama The Elvis, il più grande festival mondiale dedicato al re del rock ‘n roll, con migliaia di Elvis che arrivano da tutta Europa (un numero che è solo di poco più basso rispetto al famosissimo The Burning Man) per celebrare la loro personale impersonificazione dell’unico ed inimitabile Elvis. Non è pazzesco?

porthcawl-elvis-festival-influencers-alessiacamera

[Che poi, dopo tutto, essendo onesti (non odiatemi ma sarò brutale) nemmeno Elvis aveva creato nulla di veramente originale, si trattava semplicemente un mix di RnB, Blues e Gospel che sentiva tutti i giorni nell’esercizio quotidiano del suo lavoro come camionista.]

Quindi, dal momento che l’emulazione fa parte della natura umana, potenzialmente, tutti siamo copiati ed emulati dagli altri: dai nostri amici, dai nostri famigliari e siamo tutti influencers: non c’è nulla di male in tutto ciò.

Gli influencers nei social media

Con i social media questo processo di “emulazione spontanea” è stato alterato da due fattori:
a) il fatto che ognuno di noi è cosciente di quante persone influenza online e b) lo spostamento dall’offline all’online del budget pubblicitario delle aziende.

Il nostro comportamento è influenzato da Facebook e dagli altri social media per una serie di fattori. Ovviamente, dietro alla creazione di un progetto come quello di Facebook, c’è uno studio psicologico importante, un’analisi di quelli che sono i nostri bisogni umani, soddisfatti attraverso funzionalità specifiche della piattaforma. Il bisogno di sentirsi apprezzati, di fare parte di un gruppo e di essere valorizzati per la propria idea è uno dei bisogni umani essenziali, soddisfatto per esempio dal numero di like che riceviamo per i nostri post, e collegato al bisogno di crescere, di evolverci e di diventare persone migliori, che si esprime nelal piattaforma con il numero di amici e followers. Ecco perché quando aumentano i followers ci sentiamo soddisfatti!

Questa nuova idea ha tuttavia avuto uno sviluppo poco felice quando le persone hanno capito che “avere un certo numero di followers” li faceva sembrare influenti e importanti agli occhi esterni. Avere un ‘mille’ o ‘k’ numero di followers infatti, ci fa considerare più seguiti, più contesi, più significativi per il mondo esterno: quanti più seguaci ha una persona, quanto più è considerata importante. Se siete in una nuova città e cercate un ristorante dove cenare, sicuramente non ne sceglierete uno vuoto, suppongo: quanto più occupati sono i tavoli, quanto più il nostro cervello si convince sia un bel locale e a buon prezzo. Quindi, secondo il cervello umano “mille followers = questo deve essere uno figo”.

Leghiamo questo primo punto al secondo fattore: i budget di pubblicità si stanno pesantemente spostando verso l’online. L’anno scorso scrivevo su Marketing Arena che “In UK l’internet advertising, che ha superato la spesa pubblicitaria nei media tradizionali già nel 2010 e ad oggi riceve la maggior parte degli investimenti, raggiungerà il 44,2% del totale degli investimenti pubblicitari già alla fine di quest’anno (in Italia è pari al 30%) con una spesa nel social media advertising pari a 920 milioni di sterline già nel 2014.

Quindi, le aziende stanno abbandonando la TV, i giornali ed i canali offline in modo pesante e stanno capendo che investire in Internet è invece molto interessante.
I consumatori, d’altro canto, sempre più bombardati da pubblicità, notizie ed informazioni, trovano altre soluzioni per capire di cosa hanno bisogno : l’84% delle persone in fase di decisione di acquisto si fida molto più dei familiari e degli amici piuttosto che di un annuncio pubblicitario in TV o sui giornali*. Il passaparola esiste dalla notte dei tempi ed ancora influisce su una decisione per il 74%. Il 68% dei consumatori crede nelle opinioni che trova in rete da parte di altri consumatori mentre l’88% si fida delle recensioni degli sconosciuti tanto quanto si fida di quelle dei familiari.
Il passaparola si dimostra adatto nell’aumentare l’efficacia delle tecniche di marketing sino al 54% 

 

 

Quindi, riepilogando, i brand possono investire in internet qei budget enormi che prima usavano nella TV e sono a conoscenza del fatto che il passaparola e le opinioni di altri consumatori hanno un impatto molto importante nella decisione di acquisto. 

[*In UK ci sono fior di studi che parlano di come fare marketing ai millennials, ossia a noi nati tra gli anni ‘80 e il 2000. Ma forse basterebbe un po’ di buon senso per capire perchè non ci fidiamo di quello che ci consiglia un mezzo di comunicazione che sappiamo influenza le masse e non rappresenta più quella magica invenzione vissuta dai nostri genitori sulla moda di Carosello.]

L’analisi degli influencers

Se uniamo i puntini, vedremo che si tratta di una macchina messa in moto che se a livello di marketing online può dare risultati positivi, a livello sociale sta creando dei mostri.
Un tempo erano i testimonials le figure collegati ai valori del brand, quindi non è stato creato nulla di nuovo, anche oggi gli influencers vengono usati come cartelloni pubblicitari, con lo scopo di farsi notare e condividere messaggi ad hoc sui prodotti. Ma i testimonials avevano un legame con il brand a livello di valori o di esperienza: oggi questa connessione non è più necessaria.
Ci sono 
agenzie e piattaforme che tentano di mettere insieme influencers e brand con meccanismi poco chiari, che non si basano su nessun valore, solo su una ipotetica condivisione di interessi. D’altra parte oggi le aziende non vogliono teorie ma numeri, e sono purtroppo gran poche quelle che scelgono una strategia e contenuti di qualità, prediligendo piani a breve termine e picchi in crescita. Quando gli influencers capiscono che i contenuti non servono, poiché vengono pagati anche senza creatività, si limitano a fare post, video o immagini piatti dove il brand viene solo menzionato. E i followers nella maggior parte dei casi se lo fanno anche andare bene, perché è lo stesso influencer a spiegare che il suo è proprio un lavoro che ha bisogno di essere pagato da qualcuno, quindi dai brand. Un modello di vita che nella maggior parte dei casi ostenta l’eccesso e la superficilità, che si basa sullla partecipazione ad eventi esclusivi, viaggi, foto e video e che rappresenta il sogno di tutti i follower, e che nella maggior parte dei casi magari non è nemmeno veritiero

influencers-how-much-they-re-paid-alessiacamera

Questo vortice dato dai brand che hanno budget => che pagano gli influencers indipendentemente dal contenuto => che viene condiviso sui social => e seguito da un pubblico internet tendenzialmente assuefatto => che condivide senza pensare alle conseguenze => diventa ancora più negativo nel momento in cui tutti capiscono che tutti possono diventare influencer. Non serve più essere un campione dello sport o avere competenze specifiche nella creazione di contenuti fighi. Ti basta avere “k” followers. Ed ecco che tutti vogliono riuscire ad ottenere “k” followers in poco tempo per essere considerati degli influencers. Inoltre, dal momento che su Instagram come su Facebook i contenuti che vedi non sono quello cronologici ma quelli decisi da un algoritmo che influenza il tuo comportamento, l’unico modo per aumentare il numero dei followers è quello di usare piccoli software automatici che lavorano su Instagram per mettere 500 like in un giorno ed accelerare il tuo comportamento sulla piattaforma per aumentare i followers. Anche se non sei nessuno, non fai foto fiche e magari non sei nemmeno bravo a scrivere le presentazioni.

Perchè se qualcuno ti segue, stimola il follow back e se mette like alle tue foto ti viene quasi automatico ricambiare. Ma sappi che non è lui, ma il robottino che sta lavorando in incognito  finché è a farsi l’aperitivo del venerdì sera.

Fai una prova: scaricati Instagress e in modo molto lento (avviso: se Instagram ti trova ti blocca tutto e ti banna) prova ad impostare alcuni hashtag e commenti automatici. Sono sicura che dopo un po’ i profili con ‘k’ followers non ti faranno più nessun effetto. 😀

Ditemi che cosa ne pensate su Twitter e seguitemi, così arrivo anche io prima o poi a ‘k’ followers, lol!

London Startup Talks #2: How to become a Bot Builder

london-startup-talks-series-how-to-become-a-bot-builder

Hey everyone!

It’s been quite a long time since my first ever London Startup Talk with the founder of Social Belly, and that happened for a couple of reasons: I’ve been experimenting a lot with my blog and I’ve decided to reserve this space to introduce amazing women entrepreneurs in tech.

Why the London Startup Talks Series?

During this year of blogging and consultancy for startups, I realised that, even if women are engaged in amazing projects, they’re less exposed than men and that’s not fair. We’re working twice as much, why can’t we have the same treatment? We’re always involved in diversity and equality topics or easily involved in the fashion industry or blogging contests, but why can’t we just talk about tech or engineering? Is it that strange asking a woman about her love for tech?
As I’m in love with tech, I’ve decided to interview the most amazing women I know and not only because we share the same love, but also to give them exposure and highlight what they do.
And of course to give you a bit of insight of what I feel about tech. 🙂

So, a few months ago I went to a Chatbot Meetup and together with the amazing organiser Kriti Sharma (recently featured on BBC for Ada Lovelace Day) I met with Anindita from Gupshup, a Bot Builder Platform, and Susana Duran, Director of Mobile Development at Sage.
I was curious to hear from them, learning about their experience, concerns and ideas about Bots and the next technologies, that’s why I decided to ask them a few questions.
And today I’m very happy to share this interview with all of you!

The interview with Anindita and Susana

1) When did you understand you wanted to be in tech?

women-startups-london-san-francisco-growing-tech-education
Pic by Ian Schneider

Anindita: It was a natural progression. I always wanted to do something that would help people interact. Communicate better and faster. Technology is evolving so rapidly that every day is a new with a million promises.

Susana: My parents bought me my first computer when I was 10 years old and that was a long time ago. I liked it and I took some programming lessons by that time although it wasn’t very usual. Time went by and I started my Bachelor of Engineering in Computer Science and after that a master degree.

2) Did someone help you achieving it? If yes, how big was his/her contribution?

Anindita: My mentor, boss and guide, the CEO of Gupshup.io. Mr. Beerud Sheth. He changed my perspective. Sometimes it is important to be futuristic yet elegantly simple.

Susana: My parents. Although they would have preferred other traditional careers, they provided all the support I needed since I was very young.

3) Why do you think Bots are the next big thing in tech?

Anindita: It is a once in a decade paradigm shift. It is similar to the web or the app wave. It will change the way people use technology to communicate. It will be a bigger and more powerful medium than anything we have seen before.

Susana: Mobile is the future and immediate and quick actions are the key. Mobile apps are also trying to follow the trail of bots with solutions like Google with Android Instant Apps but now bots provide the best and most complete solution for any platform.

Bots represent a once-in-a-decade paradigm shift. It is similar to the web or the app wave. It will change the way people use technology to communicate. It will be a bigger and more powerful medium than anything we have seen before.

women-using-computer-bots-technology-pic-by-fabian-irsara
Pic by Fabian Irsara

4) Do you think there are more or fewer obstacles being Women in Tech?

Anindita: Depends. I think technology is a great leveller. It does not look at gender. It looks at innovation, usability and reach. If you have the grit and willingness to change and adapt to new things and to serve people, there is no stopping you.

Susana: Although everybody says there is no difference, women need to demonstrate more than men and by default are considered less valid for tech issues.

5) How do you think we can improve a more gender equality in STEM?

Anindita: Ability, humility and hard work. The world is changing. Gender biases will have to go away if there is talent.

Susana: Family is still a matter that is considered a woman duty, as well as all tech stuff is a man thing. Equality will be achieved when both things can be imagined for anyone.

6) Who’s inspiring you?

Anindita: My mentor, boss and guide, the CEO of Gupshup.io. Mr. Beerud Sheth

Susana:  There are lots of entrepreneurs and people who deserve being our inspiration but my inspiration mainly comes from my own overcoming instinct and my willing of continuous evolution. My family give me their support and even when I am frustrated and I think that this is too much they are always there to hug me and make me smile again.

Family is still a matter that is considered a woman duty, as well as all tech stuff is a man thing. Equality will be achieved when both things can be imagined for anyone.

7) The best advice to give to an 18-years old girl looking to find/build her future path

Anindita
:  it is important to be focused, but it is equally important to have fun. Great ideas come from a free mind. Changing these ideas to reality come with a disciplined self. All the best!

Susana: Do what will make you happy as you will probably spend the most part of your time and life on it. It doesn’t matter if you think it’s not going to be easy just try it.

 

giphy-girls-feeling-stupid

Conclusion

..and now we need to follow their advice, girls: do what makes you happy and remember to step outside your comfort zone! And if you feeling stupid, just do it anyway, it won’t be that stupid if it’s really what you want to do!

How are you feeling, girls?
Say hello on Twitter!

How are you feeling boys?
Does it sound like a bunch of stupid words? Read why we need your help

The technology trends everyone will talk about in 2017

2017-disruptive-tech-trendsalessiacamera

I’m finally back in London, with a loads of stuff to do and many people to meet again. After having spent some time abroad, it’s always good to be back and keep in mind why you’ve actually chosen to live in this super competitive, tiring but also forward-thinking city.

(If you’re curious to learn more about what I thought about the 6 weeks I spent in Italy click here, it’s public!)

I’ve spent the first few weeks on writing stuff, so I blogged out and there, and read a lot about what will be the technology everyone will talk about in 2017.
What do you think will be the technology trends of 2017? We’re just a few weeks away from Christmas, it’s time to get your say!

Smart car? Smart cities? IoT? I know, those replies are super generic, and, in other words, all of them can be the most important tech trends. So, let’s try to be more specific.
Cars are starting to talk to each other so we’re not very far away from plugging more technology into this “more than 100 years old” invention. But still far from a very innovative product. google-home-google-assistant
AI virtual assistants are coming to our houses, whom you can talk with, to ask questions about everything, get details about your daily schedule and interact with your Home. Google Home has been announced a couple of days ago but Amazon Echo has been launched last year and it’s still niche, I guess. (When I say niche, I always benchmark Italy, as my beloved country is very slow and conservative to adopt new technologies)
IoT and Wearables are growing industries but there are still a lot of barriers in terms of privacy and data ownership, let’s see how this is going to develop in the next few months.

So, what’s left? Virtual Reality!
PlayStation VR is here soon, and soon as all the hard-core gamers will start using it massively.
So here what I think:

Virtual Reality will finally be applied to a few more industries and not just gaming, film, sports and entertainment.

Massive adoption means a massive opportunity for a lot of other industries, as the technology is already here and you just need to apply it to your specific product.
So, if your business is in one of the following industry, roll your sleeves up and be ready to catch the opportunity!

  1. Real Estate
    How about having the chance to walk through the house/flat you want to rent or buy instead of spending time going there or meeting builders to approve plans on paper you don’t really understand? Super interesting, especially when you’re spending millions on renovating works.
  2. Travel
    Would you try an immersive experience around the country you’re planning so hard to visit if you would have had the chance? I would, especially if committing to that holiday is not very affordable.
  3. Journalism
    Thanks to ad-blocking, publishers and editors are facing difficult times. How about delivering a very immersive value-driven experience for their paid subscription? Members are not very keen to pay to have access to content, but I bet it depends on the kind of content.
  4. Education
    I already approached that topic when I talked about the first surgery operation filmed on VR and used for education reasons on my Linkedin Pulse (it’s in Italian though). But, would you imagine how many more startups are doing the same, providing tools to teach kids about space, science or history?
  5. Shopping
    How big is the opportunity for e-commerce store and fashion brands? Imagine shoppers using a VR set not only to choose what they’d like to buy but also immerse themselves in the store and attend fashion shows, living immersive experiences around it.

I will be really keen to know what you think, hit me up around and tell me what you think!

Best No-bullshit Startup Events in London – October 2016

Morning, all! Do you know that morning when you get up full of energy, especially cause you haven’t slept well, but your mind’s spinning with ideas and things you want to do? This is exactly what happened today. Well, to be honest, I’m a bit worried, as it’s Monday, but ..it’s fine, I’ll take it as it is.

Today I’m glad to introduce you to this first post of a monthly roundup of events where I want to put together the Best Startup Events in London, so conferences, workshops and events related to startups, innovation and tech stuff!
Normally I’m just doing secretly, during lunch breaks as you know, they’re going to be full quite soon.
But since now, to celebrate my summer as a freelancer, I’ll be sharing the list with you as  “happiness is real when shared”.  I met so many amazing people this summer that I really need to celebrate my coming back to London.
Well, as I want to build a new list every month, I’ll do a lot of research to look for the best non-bullshit startup events, but if you know them and you think they should be included, just reach out.
No more excuses of not knowing what to do..now you’ll know!

Hope you like my curated non-bullshit Startup events for startuppers 🙂

Tue 27th September: Storytelling with data  at Google Campus [free]
To learn what makes engaging insight and how to get from data overload to insight.
I think this could super interesting, as it’s matching a very important topic startups normally are not very much considering. 

Tue 27th September: Let’s solve your startup marketing problems…50 Key Growth Hacks To Scale Your Business at We Work Moorgate [free]
Vincent Dignan is sharing his best tricks to scale your business to success.
If you’re never been to one of his talks, you MUST go. And not only ’cause I co-founded Secret Sauce! 😀

Thurs 6th October: Capital Accelerate and Scale Tech Superstars Launch Event at Huckletree Shoreditch [free]
The launch will be an excuse to run the infamous tech conferences with Huckletree providing two stages and a mentor space to run over 20 talks and panels by experts from Capital Enterprise membership, some leading London start-ups and from the leading companies including Google who will be flying their leading experts on Micro-Services and Tensorflow

Tues 11th October: Our bizarre future of Bitcoins, Blockchains and Smart Contracts at SAF Building, Imperial College London [Non-member £12,Staff £5, Student £3]
Talk by Professor William Knottenbelt, (Director of Imperial College Centre for Cryptocurrency Research and Engineering) which explores the potential for Bitcoins, Blockchains and Smart Contracts to revolutionise the way we live, work and do business.
Don’t know if it will be too theoretical as it’s organised by a University, but I think still very interesting to learn more about bitcoins and blockchains. 

Tues 4th October: Public Speaking for Startups: how to deliver presentations that inspire action at Hackney Community College [£19-29]
Learn how to deliver memorable presentations that inspire action in this workshop led by Anis Qizilbash, founder of Mindful Sales Training.
Pitching is VERY important you need to learn as much as you can about it!

Tues 4th October: Growing An Engaged Community Around Your Startup at Camden Collective  [£11]
2-hour interactive workshop to learn how to build a community from scratch by Culture Agency Collective.
Again startups are normally just focused on growth hacking and acquisitions but they don’t know anything about creating relationships with their customers. And you know retention is key, don’t ya?

Tues 11th October: Startup Sales Bootcamp:7 steps to sell without being salesy at Google Campus [free]
Learn how to approach customers and get them to buy from you without being that typically pushy sales person by Anis Qizilbash, founder of Mindful Sales Training
I’m always very keen to learn more about sales, as it’s very much connected to Marketing but it’s not the same things even if you won’t agree with me. And selling your project is also very important!

Fri 21st October: Start-ups for Africa: tech for development showcase at Google Campus [free]
This is a chance to get to know other people in London who are looking to use their entrepreneurial skills for the good of Africa
I’m very interested in tech for good and I’m wondering whether this event could be helpful understanding how technology can help improving people’s life around the world. I will tell you about it!

Thu 27th October: #TechLawHub Meet Up at Google Campus [free]
Receive practical advice about legal, accounting and marketing issues, with one-to-one Q&A sessions after the presentations.
I think everyone don’t know enough about accounting or legal issues and, if you don’t have a CFO you should definitely attend this workshop!

best-no-bullshit-startups-events-octobers-edition-october2016

So..see you around?
Let me know if you’re coming to one of those events, I’ll be glad to meet you!

 

Finalmente mi sono laureato. E adesso?

Ogni tanto mi fermo e penso: “Quando mi sono laureata, non pensavo che il mondo sarebbe cambiato così tanto“.
E non sono l’unica. Ma credo che pochi pensino a quanto e come questo cambiamento sia avvenuto e ci abbia resi diversi in qualsiasi cosa che facciamo. Durante la tesi, avevo scoperto un tool che scansionava le pagine dei libri, con la possibilità di inserirle direttamente su Word e mi sentivo una VIP. Ovviamente oggi l’intuizione fa abbastanza ridere. Fa ridere perché il cambiamento e la tecnologia che abbiamo a disposizione oggi, ci ha permesso di fare cose che dieci anni fa sembravano fantascienza.

Ciò è ovviamente fantastico. Ma ci rende anche più insicuri. Il cambiamento ci fa paura anche se non lo ammettiamo. Eppure, non ci siamo ancora abituati?
Lcompetenze-scuola.università-del-futuro@alessiacamerae aziende chiudono ma tante persone che conosco sono ancora convinte che il contratto a tempo indeterminato sia la cosa più importante e bella che ci possa succedere.
Come tanti studenti sono convinti che una laurea ed un 110 e lode siano il requisito essenziale per trovare un lavoro in linea con le proprie aspettative.
Eppure, entro il 2020, il World Economic Forum stima che 5 milioni di posti di lavoro saranno persi con l’avvento dell’intelligenza artificiale, dei robot e delle nanotecnologie.
La notizia positiva è che altri 2 milioni di posti di lavoro saranno creati come conseguenza di queste nuove tecnologie.
Quindi non focalizziamoci sul curriculum, ma sulle competenze. Saranno le nostre competenze a salvarci. 

Se sei uno studente universitario, sei fortunato. Buttati!
Caro studente, come prepararsi ad un futuro lavorativo ancora più incerto di quello che stiamo vivendo oggi?
Vorrei raccontarvi una storia. Quando qualche settimana fa ho fatto mentorship alle startup del Wellness e Fashion/Retail accelerator ad H-Farm, ho avuto modo di testare alcuni progetti Alfa e condividerli sui social. Tra i tanti, mi ha risposto mio cugino che sta studiando robotica al Politecnico di Milano (se tornassi indietro, studierei anche io informatica all’università, ma se mia nonna avesse le ruote..). Parlo spesso con lui e mi accorgo come la troppa focalizzazione sui concetti e sull’acquisizione di competenze tecniche sia fuorviante. Per non parlare dei voti dell’esame o di quello di laurea. A cosa serve un 30 costante se poi non hai la più pallida idea della modalità di applicazione di quello che stai studiando nella vita reale?

Quando sei all’università vivi in un mondo anni luce distante da quello reale, così tanto che quando il treno arriva in stazione e tu sei obbligato a scendere, ci metti un sacco di tempo a trovare l’uscita giusta, rischiando di perderti mille volte o di passare troppo tempo a chiedere informazioni a chi molto probabilmente non ne sa più di te. studenti-università-quote-futuro-incerto@alessiacamera Allora, prima di arrivare al capolinea dovremmo essere sicuri di fare il percorso giusto, fermandoci a stazioni intermedie, collaborando con progetti e persone che ci aiutino a capire come le nostre competenze tecniche si applicano in un mondo che sta cambiando alla velocità della luce.
Non abbiate paura di buttarvi, proporvi per stage part-time non pagati oppure side project.
Seguite le persone giuste, interagite con chi condivide il vostro modo di pensare ed agire e buttatevi!
Anche se vi sembra poco costruttivo, ogni esperienza vi porterà dei benefici ed imparerete sicuramente qualcosa, perché la maggior parte di quello che sappiamo lo impariamo nel posto di lavoro, il “learning-by-doing is the new black.” Se non ne siete convinti leggete questo articolo, dove si spiega come l’automazione di alcuni lavori porta alla creazione di molti altri, dove però sono necessarie specifiche skills e competenze. E se non sappiamo nemmeno quali questi possano essere, a cosa serve un 30 in un esame definito da un ordinamento scolastico almeno 20-30 anni fa?

Se sei convinto di avere un lavoro che ti renderà felice per tutto il resto della tua vita.
Ma dovresti investire sulle skills che saranno necessarie per fronteggiare i cambiamenti che ci aspettano. E che non sono molto distanti da questo 2016 che stiamo vivendo oggi. 

Siete laureati da un po’ e felici e comodi sul vostro contratto a tempo indeterminato? Io se fossi in voi sarei ancora più preoccupato. Ma non perché state pagando dei contributi che non vedrete mai tramutati in pensione oppure perché siete convinti che la vostra azienda non fallirà mai.
Io sarei preoccupata per un modo di pensare che si basa ancora sul cv, sulle agenzie del lavoro, sull’orario 9-5.
Basta leggere questo articolo, pubblicato su TechCrunch qualche mese fa, per rendersi conto quanto il curriculum sia solo la punta dell’iceberg e che quello che dovremmo fare, per sopravvivere in un futuro che diventa sempre più tecnologico, è di avere un approccio di crescita dinamica, che si basa su esperienze, performance, curiosità, con un curriculum che combina la nostra personalità e non solo gli studi e le esperienze lavorative. Le nostre soft skills, ossia le competenze trasversali sono strumenti essenziali, anche se ancora considerati secondari rispetto alle hard skills, le competenze tecniche da molte aziende.
reasons-we-are-rad-never-stop-learningEppure, secondo lo studio Future Work Skills 2020, saranno 10 le skills necessarie per avere successo nel mondo del lavoro del futuro e far fronte ai cambiamenti che avverranno: sense making, la capacità di dare senso e significato a situazioni complesse ed ambigue; social intelligence, la capacità di essere connessi agli altri, creando reazioni ed interazioni; adaptive thinking, la capacità di pensare a soluzioni ad hoc e che si adattano a nuove circostanze rispetto alla routine; competenze cross-culturali, l’abilità di operare in situazioni multi culturali; pensiero computazionale, la capacità di trasformare set di dati in concetti astratti e capire i dati; conoscenza dei nuovi media ai fini dello sviluppo di contenuti di comunicazione; multidisciplinarietà, la capacità di capire concetti in discipline diverse; design mindset, la necessità di capire e riconoscere il modo di affrontare i diversi task ed aggiustare lo spazio di lavoro per renderlo stimolante al raggiungimento degli obiettivi; cognitive load management, la capacità di filtrare le informazioni in base all’importanza, sia in fase ricevente che emittente; virtual collaboration, la capacità di collaborare in team virtuali.

Quello che dovremo veramente imparare è di non smettere mai di studiare, ma non necessariamente per avere un lavoro. Per noi.

never-stop-learning

Cara ministra Lorenzin, ecco perché il fertility day ci fa incazzare

Cara ministra Lorenzin,
ho deciso di scrivere questa lettera per farle capire quali possono essere i motivi per cui la campagna Fertility Day non è stata molto apprezzata dalle donne italiane. Anche da molti uomini, per fortuna.
Non abbiamo bisogno di una campagna che ci faccia pensare a quanto sia bello avere figli, ma abbiamo bisogno di una serie di paradigmi e strumenti che facilitino noi donne a prendere decisioni che cambiano la vita. Perché io non ho figli, ma vedo che la vita dei miei amici neo-genitori non è la stessa di prima, giustamente.
Ecco quindi perché, anche se il suo staff ha usato la campagna per creare informazioni sulla prevenzione e sulla fertilità, molte di noi avrebbero apprezzato interventi pratici e lo stanziamento di budget da utilizzare in politiche apposite, piuttosto che eventi di informazione nelle maggiori città italiane ed un piano teorico. Anche perché, tutte ormai sappiamo che l’orologio biologico non esiste, ma è stato inventato da un giornalista americano negli anni ’70
Mi sento quindi nella posizione di suggerirle alcuni punti su cui potreste lavorare per raggiungere in modo più efficace gli obiettivi da voi comunicati.

1) La carriera ed i contratti lavorativi delle donne. Se è vero che siamo considerate emancipate rispetto agli anni ’50 (e basta guardare questa serie su Raitre per farsi un’idea di quello che succedeva prima) non succede fertility-day-politiche-no-propaganda-lorenzinaltrettanto nella pratica. Quando mi sono laureata, a 25 anni con 110 e lode, al mio primo colloquio di lavoro mi hanno chiesto se avevo intenzione di mettere su famiglia. Ovviamente non mi passava nemmeno per l’anticamera del cervello dopo 5 anni di università e più di 70 esami. Volevo lavorare. Ma anche se il pensiero di altre mie coetanee fosse diverso dal mio, sei costretta a mentire per avere un lavoro. Altrimenti non sei nemmeno considerata. Ottieni il primo contratto. Lavori, impari, sgomiti.
Puoi essere bravissima, intelligentissima ed essere disponibile a lavorare “n” ore ma sai dentro di te che un uomo avrà sempre la precedenza. Prenderà uno stipendio più alto, avrà maggiore accesso a promozioni e avanzamenti di carriera. Appunto perché “ci sono i figli”. Perché quando arrivi a 30 anni fai paura, perché “puoi entrare nell’età in cui vorresti dei figli”.
(E non lo dico solo io. Ma anche McKinsey.)
Se sei fortunata ad avere un contratto indeterminato, puoi scegliere, anche se sai dentro di te di rischiare il “congelamento”, perché farai fatica a cambiare. Sai bene inoltre, che essendo tu quella con lo stipendio più basso, il padre sarà quello costretto ad andare a lavorare. E sai bene che se non vuoi pesare troppo sui nonni, il tuo stipendio sarà quasi tutto pro asilo, baby sitter e centri estivi.
Se invece, sei precaria, sai che nulla sarà come prima. Ed il reinserimento nel mondo lavorativo sarà ancora più difficile.
Facciamo qualcosa per evitare il ripetersi di queste situazioni, dal momento che ci sono studi che dimostrano che la diversità di genere nelle aziende porta solo a benefici concreti per tutti?
Facciamo qualcosa per tentare di assomigliare a quei bei Paesi nordici dove si vedono i padri felici che portano all’asilo i loro tre figli sorridendo e non chiamano disperatamente le madri alla prima difficoltà perché non riescono a passare 30 minuti al giorno con i loro figli?
Ad esempio con delle politiche di detrazione fiscale per pannolini, asili e passeggini. Ma non è il mio settore di competenza, ovviamente lascio a lei l’onere.

2) Il lavoro come freelance. Per fortuna, grazie alla tecnologia, possiamo lavorare in remoto, ed essendo donne con pargoli al seguito mi sembra una fantastica opportunità.
Anche qui la situazione non è delle migliori: tasse altissime per quelle povere che decidono di mettersi in proprio (oltre ai vari problemi intrinseci del settore, come i pagamenti infiniti ecc..), mancanza di corsi professionali se non quelli del fondo sociale europeo o privati (che se ci servono per competere a livello internazionale non servono praticamente a nulla) e totale assenza di politiche a sostegno di donne che dopo aver pensato alla prole decidono di re-inserirsi nel mercato lavorativo magari decidendo di diventare sviluppatrici web, UX designer o simili.
Immagino che questi discorsi siano fantascienza per l’Italia, ma vivendo nel Regno Unito so che è possibile usare fondi, creare corsi e gruppi che aiutino le donne a cambiare percorso e carriera dopo un figlio, aiutandole ad entrare in nuovi settori, come ad esempio quello tech, visto che tutto il mondo cerca sviluppatori e quello della carenza di donne nell’industria tech è un altro dei grandi punti di domanda di oggi.
Facciamo qualcosa per aiutare le donne che vogliono re-inserirsi nel mondo del lavoro con corsi, programmi, detrazioni, aiutandole a creare delle competenze in linea con quelle del mercato del lavoro odierno e futuro?

3) La mancanza di sicurezza verso il futuro. I miei genitori ed i loro coetanei hanno lavorato 40 lorenzin-fertility-day-settembreanni nella stessa azienda, sono riusciti ad acquistare una casa (a volte anche più di una) ed alla mia età erano felici, convinti che nulla sarebbe mai cambiato.
Io alla stessa età ho cambiato 6 aziende, 2 orientamenti professionali, 3 Paesi e potenzialmente non so che cosa farò o dove sarò il prossimo anno. Mi considero ovviamente un estremo, ma immagino  di non essere l’unica. E li vedo i ragazzi, più giovani di me, su un volo diretto all’estero alla ricerca di qualcosa che nemmeno loro hanno idea cosa sia, ma sanno che all’estero il loro lavoro, la loro iniziativa e la loro fatica verranno ripagate in esperienza e stipendio adeguati.
Credo che i ragazzi che rimangono in Italia non abbiano nemmeno questa speranza.
Facciamo qualcosa per sostenere il futuro di noi giovani con un piano a lungo termine che ci permetta di costruircelo? Perché sappiamo tutti che il Jobs act ed i precedenti non hanno avuto grandi risultati. 

4) Invece delle tavole rotonde, perché non promuovere incontri territoriali di informazioni e programmi nelle scuole? Da professionista nella comunicazione, mi sento di dirle che le cartoline, la campagna di comunicazione (per non parlare del Piano Nazionale per la fertilità) non sono in linea con le esigenze e le motivazioni del target di riferimento.  Se lo scopo della campagna di comunicazione era quella di creare informazione sulla fertilità per donne dai 20 ai 30 anni (anche se sembra che lo scopo della campagna fosse più quello di spingere le donne a procreare), perché non utilizzare i consultori ed i centri donna, sparsi in tutto il territorio nazionale, piuttosto che fare eventi a grande impatto mediatico con tavole rotonde nelle maggiori città italiane ed utilizzare cartoline con contenuti poco veritieri? Così si crea propaganda, e sicuramente non si raggiungono gli obiettivi.
La generalizzazione del target che includeva infatti anche donne impossibilitate ad avere figli, informazioni poco chiare e veritiere, un messaggio generico, contenuti poco di qualità ed immagini finte hanno decretato il fallimento di questa campagna di comunicazione.
Se veramente lo scopo era creare informazione sulla fertilità per un determinato target di persone, perché non fare una serie di indagini, di questionari per capire le necessità, motivazioni e opinioni e poi investire il budget in video ed informazioni ad hoc, visto che tutt’oggi nelle scuole c’è una carenza di informazioni ed educazione in merito?
(Che poi spero proprio che il gioco dell’estate fosse rivolto ai ragazzini nelle scuole, se volete imparare guardatevi la campagna danese!)

Giving back to the community: mentoring startups at H-Farm

When 4 years I decided to move to London I wouldn’t have expected that things were changing so fast in Italy and of course I’m very happy to see how things are different now.
There’s still a lot of work to do, but I am positive. That’s why this summer I decided to spend some time working with the community where my passion for digital was born, having had the opportunity to speak at Web Marketing Festival in Rimini, one of the biggest marketing festival in Italy and mentoring startups part of the acceleration program at H-Farm.

H-Farm is an amazing project, born in 2005 nearby Venice, to help entrepreneurs launching new initiatives. If you think that nobody at that time, in Italy, was talking about startups or building an environment where digital and technology were the king and the queen, now we can say it was an very thought-out vision. It’s an area where you meet smart and motivated people, where you can “smell” innovation and where everyone is working on personal projects aiming to change the reality we live in, and you know, innovation is contagious.

Hello I'm in @hfarm and there's a tiny little self-driving gardener having fun around #tech #startups #robot #hfarm

A post shared by Alessia Camera (@alessiacamera) on

In two days I’ve talked more than ten hours about tech, projects, marketing and strategy, ending up being exhausted but happy. I arrived in the morning at the railway station in Mestre, picked up by a private driver taking me to the Campus. Jessica was waiting for me and helped me arranging the room for the workshop I wanted to give about customer acquisition strategies. After that I started immediately with 9 one-to-one meetings with the 9 startups involved in the Wellness and Fashion & Retail accelerator. Talking with people, believing in what they were doing was awesome and I felt privileged to have this chance.
I also learned that opportunities are not coming alone, you need to create them, and  that being surrounded by amazing people makes easier overpassing difficulties.
Giving back to the community is just an amazing idea I recommend to everyone doing it once in life as you’re really feeling well helping others on something you’ve already faced. And for once, money is not involved, at all.   

HFarm-accelerator-startup-italy-serra-dinner-alessiacamera-mentor
But bear with me, I’d like to introduce you to all of them!

I met with Bernard, from Loyaly, building a personal assistant to help improving relationships customers and brands in the beauty industry, facing the challenge of building the technology and how to position themselves on the marketing reaching big and established brands. I met with Marcus from Fitsapp, an app to make easier for people looking for trainings to get in touch with personal trainers with a tailored program or a one-to-one premium plan, launching soon in Northern Europe. Indigo Recommendations is creating a mobile tool to help retailers maximising the experience they have while in the shop, I had an awesome chat with Gianluca, helping to understand how reach out to their clients. Xensify wants to help small retailers with information and  tools to optimise customers’ inshore experience, I met with Sergio and Giacomo helping them with the marketing strategy. Rob with Roundstay aims to make easier organising and booking trips for people passionate about fitness, we had a good chat about the concept and the overall idea. Fitssi is a social-training app mainly for women, helping them to gather together and share the cost of a personal trainer in a more fun experience: Danny and I talked mainly about branding and business strategy. InteriorBE is a platform to help users in needs of renovating their spaces with a community of interior designers, and I really enjoyed talking with Federica about their marketing and social media strategy. I met with Cristiano from Train Me creating a platform for gyms to coordinate and better support personal trainers from the gym point of view, with whom I talked about marketing and acquisition strategies. And the last one (but just in order of meetings :D) was Adzuki Mobile, a recommendation/referral platform based on images where with Claus and Veronica we talked a lot about the concept and their business strategy.
What else? If I were you I would follow all of them, they’re doing a great job and I wish them good luck for their demo night in October, I hope I can make it.

But H-Farm is not just an accelerator, in 10 days is launching H-Campus, an educational program based on technology and digital for children and youngers from 3 until 26 years old to prepare the new generations to the challenges of the new century. And it will be awesome, because for once, going to school, especially in Italy, will not just mean passively listening to a teacher but work in groups, solve real problems, interact with each other and technology. ‘Cause in this 21st century we can’t just go to school and university, graduated and wait for a job, we need to invent it, never stop learning and be ready to change our path if there’s not what we’re looking for.
And if you’re not much convinced, here a quote from my most favourite author. 

work-job-build-your-future-quote-alessiacamera

ps: many thanks to Luca, Laura & Jessica for having made this happen. 

pss:If you’re a startup and you have an awesome idea for a IoT project you should check the IOT-Fintech acceleration program at H-Farm. You have time until the 3rd of October to apply!

 

Da cosa e come è influenzato il nostro comportamento su Facebook?

goldfish-attention-span-9-seconds

Quando per la prima volta, nel 2008 mi sono affacciata al mondo di Facebook, credevo veramente che la tecnologia potesse migliorarci, e così come noi, anche il mondo attorno.
Più informati, più connessi e più vicini, si sarebbero create molte più possibilità di condivisione e contatto.
Come dice Tim Rayner in questo articolo: “The gift shift: what’s social about social media”  i social media sono stati creati come idea di uno spazio virtuale dove incontrare altre persone e svolgere online le stesse attività che svolgiamo offline, ma dal momento che sono online, ci dovrebbe essere un minore coinvolgimento ed un minore aspetto celebrativo rispetto alla nostra vita reale.
Secondo Tim i social media dovrebbero basarsi sulla cultura del dono, della condivisione di idee con persone che la pensano come noi, dal momento che tutti insieme stiamo lavorando alla creazione di un “digital commons”. E sarebbe fantastico se tutti la pensassero così e condividessero notizie con lo scopo di crearlo ed aiutare veramente qualcun altro. Come tanti hanno fatto per aiutare Giorgia nel suo momento di difficoltà, ad esempio.
Ma perchè dobbiamo diventare sensibili solo in situazioni drammatiche, in cui ci riconosciamo direettamente e non fare la nostra parte ogni giorno perchè questi canali online non siano solamente un luogo dove vince chi urla di più, chi punta il dito contro qualcuno e chi pensa di saperne più degli altri?
Basta scrollare la vostra bacheca per vedere quello che sta succedendo da un po’: condivisione di link perchè “possono essere utili” senza controllare la fonte, immagini condivise per partecipare a contest che regalano auto o iPhone, condivisione di notizie semi-vere usandole come “scusa” per poter affermare una propria idea basandola appunto sul link semi-vero, esprimendola con aggressività e senza accettare altri punti di vista. Non vorrei mettere in discussione l’intelligenza di nessuno, ma a volte sembra veramente serva un corso di educazione, come per prendere la patente.
E mi porrei un’altra domanda: sono comportamenti e frasi che condividereste in situazioni sociali reali, come quando vi incontrare al bar oppure ad una festa?
Secondo me, no. Quando parli con qualcuno stai ben attento a quello che dici perchè non vuoi rischiare di fare brutta figura. Online nessuno si preoccupa di tutto ciò, perchè “siamo online, siamo su Facebook, non avevi capito fosse uno scherzo? Non vorrai che sia serio qui”.
Ci sono persone che usano i social per farsi vedere, per voler dimostrare che sanno/fanno/sono qualcosa di importante grazie alla costruzione di contenuti ad-hoc ed atteggiamenti aggressivi, solo per far vedere che la loro opinione è supportata e rispettata, per esprimere unicità ed uno stile di vita esclusivo.
E’ una novità? No, nella vita reale l’apparenza e l’atteggiamento aiutano a dimostrare questo tipo di personalità, il fatto è che la possibilità di interagire con un pubblico ampio è molto minore e offline ci sono delle conseguenze che online riesci quasi sempre a schivare.
Inoltre, Facebook utilizza meccanismi che fanno in modo che vengano condivise solo le notizie ed i contenuti più cliccati, più condivisi e quindi potenzialmente più generalisti e meno di qualità.
A questo punto potrei già concludere dicendo che non è tutta colpa nostra. Ma andiamo con ordine.

Come è influenzato il nostro comportamento su Facebook?
Facebook utilizza meccanismi che fanno in modo che vengano condivise solo le notizie ed i contenuti più cliccati, più condivisi e quindi potenzialmente più generalisti e meno di qualità.

L’accellerazione della creazione di contenuti ed il calo della nostra attenzione
Oggi nel mondo si creano un sacco di contenuti, senza volere essere precisini con gigabyte, terabyte o altro, credo che questa infografica di Smart Insight renda bene l’idea:

What-happens-online-in-60-seconds-one-minute-2016-alessiacamera

La nostra attenzione, tuttavia, non riesce a far fronte a questa massa enorme di informazioni, e la nostra curva di attenzione non regge più di 9 secondi. Ecco, quindi, che abbiamo bisogno di filtrare le informazioni ed i contenuti, con strumenti che ci aiutino a trovarli e metodi di scrittura che stimolino la psicologia intrinseca per farci cliccare.
Ecco quindi che la suspence, l’utilità, il desiderio di possedere cose, il ricordo, l’emozione, l’ambizione, l’emulazione sociale diventano i motivi principali che ci spingono a condividere i contenuti. E la correttezza delle fonti e delle informazione passano in secondo piano, anzi forse nemmeno ci interessano. Perchè lo scopo della condivisione non è più condividere l’informazione in sè. Ma creare una emozione, un feeling in chi ci legge. 

goldfish-attention-span-9-seconds

L’algoritmo di Facebook
Quando la sezione Notizie è stata lanciata è stata considerata “La sfida tecnologica più grande mai affrontata da Facebook(come si legge nel libro: “Facebook. La storia: Mark Zuckerberg e la sfida di una nuova generazione). Eppure, oggi, l’algoritmo ha i suoi pro ed i suoi contro.
Se analizziamo i benefici, ci aiuta a capire quali sono i contenuti che veramente ci interessano, diventando una piattaforma di content curation che impara dal nostro comportamento sulla piattaforma, facendoci vedere contenuti sponsorizzati, video e profili degli amici con cui interagiamo più spesso. In un mondo che va ai 200 km/h può anche farci piacere e farci risparmiare tempo.
Ma da un altro punto di vista, il time feed premia tutti quei contenuti con il più alto numero di reazioni e condivisioni, senza ovviamente analizzare se quei contenuti siano di qualità o veritieri. Quindi, una parola o una frase, secondo un’analisi oggettiva del contenuto, possono fare la differenza per il messaggio che si vuole condividere ma Facebook lo conterà comunque come una condivisione, quindi un contenuto apprezzato (sarei molto curiosa di sapere come viene registrato in caso di reazione triste, telefono un attimo a Mark..).
Siamo noi con il nostro comportamento che influenziamo l’algoritmo, quindi siamo sempre noi a definire i contenuti condivisi. L’algoritmo può sicuramente privilegiare alcuni tipi di contenuti come le immagini o i video dei profili dei nostri amici e ci spinge a guardare questi tipi di contenuti, invitandoci a partecipare ad un mondo pre-fabbricato e deciso sulla base di obiettivi sconosciuti.
Ad esempio sono fermamente convinta che il fatto che Facebook dia più spazio ai contenuti video ed abbia aggiunto le foto a 360° sia per iniziare il “percorso di educazione” verso l’utilizzo del visore Ocolus Rift, che arriverà in Europa dal 20 settembre.  Il passaggio foto-contenuti-visore sarebbe infatti stato troppo repentino per tutti, non solo per i cosiddetti utenti pionieri. (se volete saperne di più di come i diversi soggetti reagiscono all’innovazione, andate a vedervi la ricerca di Roger sulla diffusione dell’innovazione. Potete anche capire a quale segmento appartenete cliccando qui). Forse mi sto spingendo troppo in là, torno in tema.
Quindi, ricordiamoci, che l’algoritmo è sì di Facebook ma anche influenzato da noi, quindi ricordiamocene quando condividiamo certi contenuti.

i-social-sono-social-Facebook.algoritmo-dipende-da-noi

La psicologia dell’imitazione (o social proof)
Immaginate di essere in vacanza in una città che non conoscete, con un amico. Uscite dall’hotel alla ricerca di un posto dove andare a cena, il concierge è occupato e non avete voglia di perdere tempo e fare una ricerca su internet. Fate tre passi ed arrivate in una strada piena di ristoranti, un thai, un tapas bar, un italiano. Non volete andare per forza all’italiano per essere sicuri di mangiare decentemente. Quindi come scegliete? Se siete come me e come la maggior parte delle persone seguite la regola del: vediamo qual è quello più pieno. Se c’è tanta gente che sta mangiando, sarà per forza buono. Se è vuoto, meglio continuare a camminare. E questo è solo un esempio di un atteggiamento comune, che ci porta ad imitare gli altri.
E’ il modo più semplice e veloce per superare la nostra incertezza. Se la maggioranza si comporta in un certo modo, è sicuramente quello giusto, poichè assumiamo che abbiano delle informazioni che noi non abbiamo. Questo comportamento si chiama social proof.
Quante volte avete condiviso un file perchè avevte visto che aveva già raggiunto un alto numero di condivisioni e non volevate rischiare di essere giudicati male dai vostri amici/parenti/ecc?
Immagino, tante. Ma avete mai controllato che quella immagine o link fossero veritieri?
Ad esempio, questo tentativo banale di disinformare.

Facebook-social-proof-contagious

Spero di avervi dato qualche spunto di riflessione.
Fate i bravi sui social, soprattutto Facebook, che è il canale più generalista e frequentato.
Divertitevi in queste ultimi giorni di vacanza e non dimenticatevi di pensare!
Io adoro agosto perchè lo uso per studiare. 😀